Crisi, carenza di lavoratori in agricoltura: una proposta per i richiedenti asilo

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Crisi, carenza di lavoratori in agricoltura: una proposta per i richiedenti asilo

Alla Cortese attenzione del
Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof./Avv. Giuseppe Conte

Alla Cortese attenzione del
Ministro dell’Interno
On. Luciana Lamorgese

Alla Cortese attenzione del
Ministro per le politiche Agricole, Alimentari e Forestali
On. Teresa Bellanova

Alla Cortese attenzione del
Ministro per lo Sviluppo Economico
On. Stefano Patuanelli

Alla Cortese attenzione del
Ministro dell’Economia e delle Finanze
On. Roberto Gualtieri

Alla Cortese attenzione del
Ministro per gli Affari regionali e Autonomie
On. Francesco Boccia

Alla Cortese attenzione del
Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali
On. Nunzia Catalfo

Alla Cortese attenzione del
Ministro della Giustizia
On. Alfonso Bonafede

OGGETTO: Proposta di provvedimento interministeriale d’urgenza per fronteggiare la mancanza di lavoratori agricoli per la raccolta di frutta e verdura determinata dall’emergenza COVID–19; favorire la deflazione del contenzioso in tema di protezione internazionale e lo snellimento delle operazioni burocratiche di competenza della Polizia di Stato (Uffici immigrazione)

Egregio Presidente,

Egregi Ministri,

mi chiamo Flaminia Leuti e sono un Avvocato del Foro di Bologna. Anzitutto vorrei ringraziarVi per il duro lavoro che in questo difficile momento state portando avanti con diligenza e professionalità per traghettarci oltre questa crisi. Come molti altri cittadini, anche io, mi sento orgogliosa dell’operato del Governo italiano che non sembra aver dimenticato il concetto di solidarietà sociale.

Vi disturbo per rappresentarVi, in breve, una proposta che, a mio avviso, potrebbe mitigare alcune rilevanti questioni problematiche:

  • la mancanza di lavoratori agricoli stagionali per la raccolta di frutta e verdura;
  • l’inflazione del contenzioso giudiziario in materia di Protezione internazionale ed immigrazione;
  • l’inflazione dei procedimenti amministrativi per il rilascio dei permessi di soggiorno per motivi umanitari.

Mentre il primo punto rappresenta un problema di grande attualità, il secondo ed il terzo punto -ahimè- riguardano criticità già esistenti e destinate a peggiorare a seguito dell’emergenza COVID-19.

A Bologna, per ottenere la fissazione di un’udienza alla Sezione Specializzata in materia di Protezione internazionale e immigrazione è necessario attendere più di un anno. In Emilia-Romagna, per essere convocati avanti alla Commissione Territoriale per il diritto d’Asilo e la Protezione internazionale si possono attendere anche 10 mesi (dopodiché, in caso di esito positivo, si è soggetti ad una nuova lunga attesa per il rilascio del PDS definitivo). Tempi smisuratamente lunghi anche in una Regione nota per la sua efficienza gestionale/amministrativa.

Personalmente mi occupo da qualche anno di diritto dell’immigrazione e, in particolare, di diritto d’asilo e protezione internazionale. Nella mia esperienza ho avuto modo di notare che per i richiedenti asilo il problema più pressante è l’impossibilità di lavorare (se non dopo che siano trascorsi 60 gg dalla presentazione della domanda). Ho poi avuto modo di riscontrare lo stesso problema per coloro che si sono visti rigettare la domanda di asilo ed hanno avviato – il più delle volte in regime di Patrocinio a Spese dello Stato- un ricorso avverso il rigetto della domanda. Spesso la difficoltà lavorativa si protrae ben oltre i 60 gg dalla domanda di asilo ed è determinata da ostacoli di carattere pratico che non permettono una effettiva regolarizzazione (iscrizione anagrafica; rilascio del documento di identità ecc.) anche se la legge, in astratto, permetterebbe lo svolgimento di un lavoro.

Senza voler generalizzare troppo, mi sento di affermare che moltissimi immigrati, siano essi inseriti in progetti di accoglienza o meno, soffrono i lunghi tempi di attesa per il rilascio del permesso di soggiorno e l’impossibilità di poter lavorare. Quest’ultimo problema non ha a che fare solamente con un’esigenza economica ma, molto di frequente, è proprio un’esigenza fisica. Molti ragazzi giovani mi riferiscono spesso di aver bisogno di lavorare per avere uno sfogo fisico nell’arco della giornata. 

Venendo al punto, mi sono domandata: “Quante persone andrebbero volontariamente a lavorare in campagna se sapessero che, a fine stagione, potrebbero avere il loro permesso di soggiorno?”. La risposta che mi sono data è stata: “Praticamente 2/3 dei miei clienti sarebbero entusiasti di una tale iniziativa”.

 In altre parole, sono a proporVi di delineare un provvedimento -che sarebbe quasi a costo zero- con il quale si invitano i richiedenti asilo o coloro che hanno ricevuto un rigetto della domanda (escludendo chi ha ricevuto un rigetto per aver presentato documentazione falsa o contraffatta) a intraprendere un percorso volontario per la raccolta di frutta e verdura a fronte del rilascio, immediatamente al buon esito del percorso svolto, di un permesso di soggiorno (della durata di almeno un anno) convertibile eventualmente anche in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

I vari ricorsi e processi pendenti esperiti da questi soggetti verrebbero a chiudersi per ‘cessata materia del contendere’ mentre i procedimenti amministrativi di competenza della Questura potrebbero essere ridotti all’osso in quanto sarebbe sufficiente la verifica del buon esito del percorso svolto.

Potrebbero essere gli stessi imprenditori agricoli a svolgere un ruolo simile a quello che svolge il Tutor per il tirocinante durante uno stage: sarebbero loro a certificare il regolare svolgimento del lavoro, magari assieme al responsabile della struttura che ospita l’immigrato.

Si potrebbe prevedere una retribuzione calmierata in cui non è previsto il versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro, dato che si tratta di un’occasione eccezionale e straordinaria e che anche chi opera nel settore agricolo sta vivendo una situazione di difficoltà determinata dall’andamento generale del Paese.

In questo modo si andrebbero peraltro a prevenire gli effetti di uno strisciante malcontento che serpeggia tra gli irregolari che fino a poco tempo fa portavano avanti un lavoro in nero -in altri settori- e che, ad oggi, sono impossibilitati a lavorare e privi di qualsiasi tutela.

La ratio di questo nuovo/speciale permesso di soggiorno potrebbe essere simile a quella prevista per il Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile di cui all’art 42 bis TU Immigrazione (D.lgs. N. 286/1988). Anche per questo titolo di soggiorno si potrebbe prevedere la clausola di salvaguardia già contenuta nell’art. 42 bissalvo che ricorrano motivi per ritenere che lo straniero risulti pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato”, anche se in questo caso aggiungerei la dicitura GRAVI MOTIVI SOPRAVVENUTI.

Sono consapevole della proroga fino al 15 giugno del titolo per gli stagionali già in Italia ma, non avendo a disposizione i dati ufficiali, non so se il numero di soggetti che rientrano nel provvedimento sia sufficiente al fabbisogno di lavoro agricolo. Immagino che non sia sufficiente dato che lo Stato italiano sta tentando un accordo con la Romania per riaprire il flusso degli stagionali nei campi.

A mio avviso, in disparte la considerazione circa l’opportunità di far fare ingresso a tanti stagionali non attualmente presenti nel Paese, sarebbe meglio valorizzare le tante risorse interne rappresentate dai richiedenti asilo. Sia perché si verrebbero a mitigare le esigenze sopra esposte, sia per il senso di inclusione e solidarietà che discenderebbe da una simile iniziativa. Gli immigrati avrebbero la loro occasione per sfatare tanti pregiudizi, per sentirsi utili e accettati.

Quella dell’inclusione è una partita molto difficile ma dalla quale non possiamo ritirarci; non ci resta altro che cogliere le giuste occasioni.

Mi rendo conto di non avere alcun titolo per interloquire con chi è alla guida del Paese e, tuttavia, non ho saputo resistere alla tentazione di disturbarVi sperando di poter essere utile alla mia Italia.

Bologna, lì 6 aprile 2020

Con Ossequio

Avv. Flaminia Leuti

One thought on “Crisi, carenza di lavoratori in agricoltura: una proposta per i richiedenti asilo
  1. assolutamente d’accordo. Ottima iniziativa. noi ci siamo occupati di diversi richiedenti asilo peruviani, la cui quasi totalità lavorava (in nero) o andrà a lavorare nelle campagne.

    1. buondi mi scuso per la mia “ignoranza” ma in peru non mi risultano guerre o altre condizioni per cui un peruviano faccia richiesta di asilo in Italia….. cortesemente se mi puo indicare melgio in quale fattispecie rientrerebbero queste persone grazie mille per la sua disponibilità

      1. Buongiorno, in effetti il Perù non è stato inserito negli ultimi anni nel decreto flussi. Inoltre non ci sono situazioni nel paese che automaticamente permettono di accogliere una domanda d’asilo. Tuttavia, la materia è molto complessa e, oltre al diritto d’asilo vero e proprio, sono previste ulteriori forme di protezione che riguardano la storia e le vicende personali di chi fa domanda. Quindi si tratta di una valutazione da fare caso per caso e in cui è importante valutare il contesto sociale ed economico in cui un soggetto è nato e cresciuto, oltre ai motivi che determinano un pericolo per l’istante.

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